giovedì 29 gennaio 2015

‘Pensi che anche nella nostra società esistano simili forme di controllo da parte del gruppo, non formalizzate da alcuna legge?’ La mia risposta alla domanda è sì, assolutamente: nella nostra società esistono serre forme di controllo da parte del gruppo, non formalizzate da alcuna legge.
In che campo? In quello della moda e dello stile, che, in teoria dovrebbe rispecchiare il modo di essere di ognuno di noi; eppure una sorta di paura del giudizio altrui ci porta a fare determinate scelte che spesso non sono espressione dei nostri veri gusti.
Per esempio, se io domani mi mettessi addosso un cappotto rosso fluorescente anni Ottanta, abbinato ad una parrucca alla Bob Marley, con un paio di pantaloni a zampa di elefante, una fascetta a fiori legata attorno alla circonferenza della mia testa e un paio di zeppe verdi, per strada mi guarderebbero tutti male ed è proprio questo il brutto, la nostra società, purtroppo, ha paura del diverso, i pregiudizi sono diventati più veloci della luce e tutti noi seguiamo la massa, ambiamo all’uniformità,  in fondo non c’è una legge che vieta di mettersi i pantaloncini corti d’inverno; eppure, se capita, questo ragazzo, ragazza, uomo o donna che sia, è immediatamente classificato come ‘Pazzo’, ‘Stupido’, ‘Ma non ce li ha dei pantaloni lunghi?? Poveretto!’.
Il conformismo, che si crea grazie a questa società globalizzata, è dettato dalla cultura televisiva imperante, che propone modelli di successo legati all’ostentazione della ricchezza economica.

Il problema di fondo, però, sta nel fatto che questo ‘seguire la massa’ non è un fattore esclusivamente del campo ‘moda’, purtroppo è frequentissimo anche nelle ideologie, da seguire, nei cibi da mangiare e così facendo, a lungo andare si creano milioni di luoghi comuni che distruggono vite, alle volte, perché, le parole distruggono più di quanto possa farlo un’arma.

Domitilla.

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