‘Pensi che anche nella nostra società esistano simili forme
di controllo da parte del gruppo, non formalizzate da alcuna legge?’ La mia
risposta alla domanda è sì, assolutamente: nella nostra società esistono serre
forme di controllo da parte del gruppo, non formalizzate da alcuna legge.
In che campo? In quello della moda e dello stile, che, in
teoria dovrebbe rispecchiare il modo di essere di ognuno di noi; eppure una
sorta di paura del giudizio altrui ci porta a fare determinate scelte che
spesso non sono espressione dei nostri veri gusti.
Per esempio, se io domani mi mettessi addosso un cappotto
rosso fluorescente anni Ottanta, abbinato ad una parrucca alla Bob Marley, con
un paio di pantaloni a zampa di elefante, una fascetta a fiori legata attorno
alla circonferenza della mia testa e un paio di zeppe verdi, per strada mi
guarderebbero tutti male ed è proprio questo il brutto, la nostra società,
purtroppo, ha paura del diverso, i pregiudizi sono diventati più veloci della
luce e tutti noi seguiamo la massa, ambiamo all’uniformità, in fondo non c’è una legge che vieta di
mettersi i pantaloncini corti d’inverno; eppure, se capita, questo ragazzo,
ragazza, uomo o donna che sia, è immediatamente classificato come ‘Pazzo’,
‘Stupido’, ‘Ma non ce li ha dei pantaloni lunghi?? Poveretto!’.
Il conformismo, che si crea grazie a questa società
globalizzata, è dettato dalla cultura televisiva imperante, che propone modelli
di successo legati all’ostentazione della ricchezza economica.
Il problema di fondo, però, sta nel fatto che questo
‘seguire la massa’ non è un fattore esclusivamente del campo ‘moda’, purtroppo
è frequentissimo anche nelle ideologie, da seguire, nei cibi da mangiare e così
facendo, a lungo andare si creano milioni di luoghi comuni che distruggono
vite, alle volte, perché, le parole distruggono più di quanto possa farlo
un’arma.
Domitilla.
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